Un affresco sul mondo Rom diretto dall’autore con l’attivista rom Dijana Pavlovic
Rom in lingua romanì significa Uomo. Un termine che proviene probabilmente dal termine sanscrito Dxomba (ड़ोमब) e che indicava un particolare tipo di umanità, ovvero i cantanti, i musicisti e i ballerini dell’antica India settentrionale, artisti che con i loro colori, percussioni e danze sapevano elevare i cuori delle genti incontrate per strada e nelle piazze. La dinastia imperiale Moghul e soprattutto la successiva occupazione britannica hanno purtroppo poi pregiudicato questa tradizione indiana, screditando la stessa definizione di Rom, da allora utilizzata unicamente per palesare gli appartenenti a questa etnia di itineranti, unitamente a quella dei Sinti, i romanì insediatisi soprattutto nell’Europa Occidentale il cui nome fa riferimento alla regione di Sindh in Pakistan dalla quale sono migrati, e dai quali vantava la propria discendenza anche la grande artista circense, recentemente scomparsa, Moira Orfei.
Tra Gadjo (non Rom) e Rom si è così creata un’incomunicabilità, e il popolo romanì è divenuto un mistero, spesso commisto a paura e sospetto da parte delle popolazioni ospiti, condizione che la propaganda anche televisiva “buonista”, intesa a una sorta di “tolleranza” (sic!) nei suoi confronti, non ha certo dissipato. Lo spettacolo Anthropometric di Alberto Cavalleri, diretto insieme all’attrice e attivista rom Dijana Pavlovic, vuole invece tracciare un percorso conoscitivo più profondo sul “popolo degli uomini”, che basa la sua genesi su un presupposto essenziale: i Rom non sono più buoni o più cattivi dei Gadjo, non costituiscono un “problema” e nemmeno sono da accogliere per essere “integrati”; semplicemente, sono un’etnia con tradizioni proprie che vanno conosciute e rispettate, anche se non necessariamente amate, ma quantomeno accettate – e non tollerate – quali ingredienti di un’umanità multiforme.
Gli attori in scena sono rom provenienti da diverse parti d’Europa, soprattutto dai Balcani. La drammaturgia è flessibile, costruita su 20 scene intercambiabili in cui sono presenti dialoghi, episodi corali ed elementi di teatro fisico. I testi richiamano le vere storie dei protagonisti, il loro peregrinare, i drammi e i sogni personali, in un fluxus poetico e sonoro dove per esempio la fuga in mare di Mohamed Kamal Ahmed come l’aspirazione musicale e teatrale di Rebecca Covaciu sono accompagnati dalle coinvolgenti percussioni di Gianni Parodi. Un movimento scenico coadiuvato da semplici quanto essenziali disegni luce e un supporto video provoca da parte del pubblico la sensazione di una forte vicinanza fisica con gli interpreti, punto di osservazione che potrebbe essere foriero di un possibile sviluppo futuro dell’interazione tra spettatore e attore.
Il climax è logicamente inesistente, anche perché i tempi e i ritmi del lavoro teatrale non corrispondono a una metrica occidentale, ma alla scansione atemporale e onirica di una visione poetica che traduce il soggetto drammaturgico nell’oggettivo “sentire” degli attori, anche in relazione fra loro come nella scena Rosso. Le loro stesse identità, avulse da qualsiasi legame burocratico, si avvicinano per conoscersi ed esprimere al pubblico gli ingredienti di una cultura dai tratti millenari in collisione con la drammaticità del presente, al di là del “sentito dire” o di ciò che si crede di sapere dai media ufficiali.
Nato in seno al Progetto Rom Faktor, creato da Dijana Pavlovic e dall’Associazione Upre Roma di Milano con lo scopo di creare un nucleo culturale giovanile rom attraverso l’esperienza teatrale, Anthropometric – Come misurare la parola “Uomo” è il frutto di un lungo “work in progress” che, prima di debuttare al Teatro Officina, ha conosciuto due prime realizzazioni con gli studi andati in scena presso il Teatro Comunale di Ferrara il 4 ottobre 2015 e nel milanese Auditorium San Fedele il 10 dicembre. Il risultato è uno spettacolo in cui la dimensione cronachistica interagisce con quella individuale, e l’azione è commista a un’ontologia dove arte e vissuto si fondono nella compiutezza dell’espressione teatrale.
Giudizio: ***
Produzione ROM FAKTOR/ASSOCIAZIONE UPRE ROMA
Con il sostegno di Fondazione Cariplo e Fondazione Feltrinelli.
Anthropometric – Come misurare la parola “Uomo” di Alberto Cavalleri
Con Mohamed Kamal Ahmed, Rebecca Covaciu, Toni Deragna, Andrea Djordjevic, Martina Djordjevic, Caterina Scalfi, Darius Stoican, Fedra Tabbò
Regia di Alberto Cavalleri e Dijana Pavlovic
Musica dal vivo: Gianni Parodi
Costumi: Classi terze e quarte del Liceo Artistico / Istituto Orsoline San Carlo di Milano
Assistente costumi: Claudia Selimovic
Video-proiezioni: Uber Carravetta e Chiara Rodeghiero
Milano, Teatro Officina, via Sant’Erlembardo, 2
Venerdì 4 e sabato 5 marzo 2016
www.teatroofficina.it