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Tirana in attesa del Papa

Foto: Un lato della Piazza Skanderbeg nel centro di Tirana visto dal Tirana International Hotel, che gli albanesi chiamano «il quindicipiani»

Foto: Un lato della Piazza Skanderbeg nel centro di Tirana visto dal Tirana International Hotel, che gli albanesi chiamano «il quindicipiani»

Per l’Albania si annuncia come un giorno molto importante. Il 21 settembre di quest’anno sarà ricordato a lungo da quel 12 per cento di abitanti di Tirana di religione cattolica: Papa Francesco sarà in visita nella capitale albanese, che, in queste settimane, si prepara ad accoglierlo rifacendosi il look. Mentre vengono imbiancati i locali del Museo Storico Nazionale viene risistemata la piazza Madre Teresa, dedicata alla più famosa albanese, unica ad aver ricevuto il premio Nobel, insieme al medico Ferid Murad, inventore con altri due statunitensi del Viagra e, anche lui, di origini albanesi.
Se non potrà visitare il Museo Storico Nazionale, scoprendo la storia del Paese, la raccolta di icone, fino ai quadri del realismo socialista, il Papa potrà però vedere la piazza dedicata a Madre Teresa, chiamata Nene (nonna) Tereza dagli albanesi, come ricorda anche il giardino che, attraverso il verde, ne permette di leggere il nome. Un nome ben diversamente amato rispetto a quello di Enver Hoxha, che, scritto sul monte Shpirag, di fronte a Berati, è ora quasi illeggibile. Ma questa è un’altra storia.

Foto: Il mosaico dedicato a Madre Teresa all’interno della Cattedrale cattolica a Tirana

Foto: Il mosaico dedicato a Madre Teresa all’interno della Cattedrale cattolica a Tirana

Molti sono i ricordi di Madre Teresa a Tirana: a lei è dedicato l’aeroporto, una statua che la raffigura si vede sul lato destro, all’esterno della Cattedrale cattolica, mentre sul lato opposto, ma all’interno, è un mosaico che ne riproduce le sembianze. Non si può non notarlo in questa chiesa spoglia, che denuncia chiaramente la sua costruzione negli anni 2000. Infatti durante la dittatura di Enver Hoxha i luoghi di culto religioso vennero distrutti se vicini all’abitato, altrimenti vennero chiusi e l’Albania nel 1976 fu dichiarata “Primo Stato Ateo”. Ora le diverse confessioni religiose convivono pacificamente. Grazie al codice d’onore dei suoi abitanti l’Albania è l’unico Paese che non perseguitò gli ebrei durante l’occupazione nazista: tutti gli ebrei furono salvati, spesso nascosti o forniti di documenti falsi.
Sono passati ventuno anni dalla visita a Tirana di Papa Giovanni Paolo II, a cui ora è dedicata una strada, rruga Papa Gjon Pali II, che scorre accanto alla Piramide, il monumento dedicato a Enver Hoxha, ora in uno stato di netto degrado, con vetri rotti, muri pieni di grafiti, ragazzi che lo scalano per poi usarlo come scivolo. E in condizioni non migliori è tutto il marciapiede di fronte, con molte mattonelle mancanti. Una situazione che è facile interpretare come disprezzo per un’epoca, che chi è meno giovane ricorda con terrore misto a dolore. Un’epoca di cui rimangono ampi ricordi attraverso molti ancora visibili di quel numero infinito di bunker, di dimensioni variabili, costruiti come difesa contro i nemici ipotizzati all’Ovest, ma non solo lì, ma anche risultato di un calcolo di quanto sarebbe costato ai nemici cercare di distruggerli tutti. Resti di questi rimangono in tutto il Paese e, ben visibili a chiunque passi per Tirana, nel Posto di Blocco, di fronte alla Piramide. Qui si vedono due bunker, ma anche un tratto della struttura di cemento che reggeva le gallerie di una miniera dove erano occupati in lavori forzati molti detenuti politici incarcerati dal regime. Ugualmente lì è una piccola porzione del Muro di Berlino donata dalla capitale tedesca.
La visita del 21 settembre si prevede attirerà moltissimi albanesi. C’è chi dice che contenderà il record di presenze ad altri due eventi. Uno, naturalmente, ha visto protagonista l’allora Papa Giovanni Paolo II, l’altro è di genere ben diverso. Si tratta della partita Albania-Grecia, valida per la qualificazione ai mondiali di calcio, che vide la squadra albanese vincere 2-1 contro quella che era allora la squadra campione d’Europa: quel 4 settembre 2004 oltre 300 mila tifosi festeggiarono per le strade di Tirana.
Papa Bergoglio non vedrà invece alcune delle contraddizioni che caratterizzano Tirana. Palazzi moderni, tutto vetro convivono con vecchie case scrostate o palazzoni dipinti per assumere un’aria più allegra, oltre che per dare un segnale di rinnovamento in modo economico. Semafori molto moderni, che indicano in secondi quanto manca al passaggio al verde come al rosso, permettono di attraversare con meno difficoltà – le auto altrimenti sfrecciano da ogni angolo – delle strade che a volte presentano mattonelle sconnesse o addirittura tombini mancanti. Alzando gli occhi, in periferia in particolare, si possono vedere incredibili incroci di fili elettrici e case con i padelloni, le antenne satellitari che mettono gli albanesi in comunicazione con il mondo. Sono l’evoluzione di quelle antenne satellitari costruite in modo molto casalingo, che nell’epoca della dittatura avevano permesso di scoprire, di nascosto naturalmente, l’Italia e un altro modo di vivere. E’ grazie a quelle antenne che una gran parte degli albanesi parla italiano o almeno lo capisce. «Ciao» è una parola che ci accomuna.

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