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Sostiene Tabucchi

Foto: Antonio Tabucchi (24-9-1943/25-3-2012) © 2008 Rebeca Yanke E’ sempre difficile orientarsi fra due mondi, il proprio, quello di provenienza, e l’altro, quello di approdo, che non si è trovato per nascita, ma lo si è cercato per amore. Anche in questo caso sono le cosiddette affinità elettive, una sintesi di temperamento, carattere e sensibilità, a farci scegliere una terra piuttosto che un’altra. Se a questo dualismo aggiungiamo la scelta di esercitare il ruolo di intellettuale in maniera sostanziale, con molti oneri e, forse, anche alcuni onori, il nostro pensiero va alla memoria di Antonio Tabucchi. Per questo scrittore, traduttore, dal portoghese, e giornalista, toscano di nascita, amante della malinconica saudade e della letteratura di Ferdinando Pessoa, di cui è stato il maggior conoscitore e traduttore in italiano, è andata proprio così. Per intenderci, i saggi della sua produzione sono stati tradotti in quasi venti lingue, incluso il giapponese. Classe ’43, a 30 anni divenuto professore di Lingua e Letteratura Portoghese a Bologna, già dai suoi esordi letterari, con Piazza d’Italia, edito da Bompiani nel ‘75, il cui sottotitolo “Favola popolare in tre tempi, un epilogo e un’appendice”, scopriva una vicenda di anarchici toscani, e già si intuiva una discrasia fra il proprio retroterra culturale e la succitata passione, il Portogallo, appunto, ritornato solo nel ’74 alla democrazia (con la Rivoluzione dei Garofani, che ha definitivamente sepolto la dittatura salazarista, ndr).

Una ventennale carriera anche di romanziere, fino alla decisiva svolta nel ’94, anno in cui la Feltrinelli pubblica “Sostiene Pereira”, vincitore di importanti premi letterari, il cui protagonista, un timido giornalista che scrive di letteratura, proprio sotto il regime di Salazar, per una serie di circostanze abbandona il suo quieto tran tran divenendo un simbolo della libertà d’informazione contro i regimi antidemocratici. Nello stesso periodo la discesa in campo dell’editore Silvio Berlusconi, contro cui l’autore si schiererà fino alla fine, senza se e senza ma. Da ricordare, infatti, la sua contestata adesione all’iniziativa dell’8 luglio del 2008, organizzata da Antonio di Pietro, contro le cosiddette leggi canaglia (dell’ultimo governo Berlusconi), e la sua celebre, e altrettanto criticata, affermazione secondo cui la politica italiana è in emergenza democratica. E comunque la si pensi, i fatti gli hanno dato ragione.

Da questo romanzo il regista Roberto Faenza ne ha tratto l’omonimo film, discusso dalla critica in maniera piuttosto controversa, ma ricordato se non altro per l’ultima interpretazione sul grande schermo di Marcello Mastroianni.

Di tre anni dopo un altro celebre bestseller, “La testa perduta di Damasceno Monteiro”, il cui incipit, il ritrovamento della testa del titolo, è stata presa da un fatto di cronaca (l’uomo era stato assassinato in una stazione di Polizia proprio da agenti della Guardia Nazionale Repubblicana, ndr). Un lavoro ineccepibile anche come costruzione documentale, grazie all’ausilio di testi raccolti dagli inquirenti in seno al Consiglio d’Europa, attraverso i dati di monitoraggio raccolti nei centri di detenzione europei.

Anche dai suoi successivi lavori letterari, come per esempio “Una camicia piena di macchie. Conversazioni di A.T. con Anteos Chrysostomidis”, del ’99, si rivendica il pensiero per cui il compito dell’intellettuale, e comunque di chiunque scriva, è quello di avanzare dubbi su ciò che è perfetto, poiché quest’ideale di perfezione genera ideologie, dittatori e idee di stampo totalitaristico. La sua stessa idea di democrazia, tra le cose più alte e nobili, è per sua stessa definizione imperfetta.

Secondo questi stessi principi, definirà sé stesso dubitatore per scelta, professore per definizione, sotto il profilo esistenziale, e scrittore solo in senso ontologico, poiché la scrittura non era per lui una professione, ma, testuali parole: “…qualcosa che coinvolge i desideri, i sogni e la fantasia”.

Editorialista per Il Corriere della Sera e il quotidiano iberico El Paìs, oltre ad avere contribuito alla fondazione di realtà editoriali con altri giornalisti, contribuirà alla realizzazione de Il Fatto Quotidiano.

Se le persone scompaiono, i loro pensieri e i loro moniti, come in questo caso, restano. E se oggi, tra le pieghe dei pensieri unici e le lusinghe degli intellettuali da salotto e di regime, si insinua qualche dubbio in più, è anche grazie ad autori Tabucchi.

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