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Nero Kane e il nuovo album “Love In A Dying World”

Foto: “Love In A Dying World", immagine dal film di Samantha Stella © Samantha Stella

Foto: “Love In A Dying World”, immagine dal film di Samantha Stella © Samantha Stella

Il 19 Gennaio allo Spazio Ligera di Viale Padova 133 a Milano, Nero Kane – nome d’arte di Marco Mezzadri – ha presentato il suo nuovo progetto intitolato “Love in a Dying World”. Registrato e prodotto a Los Angeles da Joe Cardamone (The Icarus Line/Holy War), sarà in uscita nei prossimi mesi.

Nero Kane – musicista attivo nel panorama underground italiano (NERO, The Doggs) – dopo l’uscita dell’album rock-wave “Lust Soul”, percorre una nuova ricerca intimistica, minimale e decadente. Voce e chitarra uniscono radici europee e sonorità desertiche americane verso tinte scure ed emozionali.  Nel live set è affiancato sul palco dall’artista e performer Samantha Stella del duo artistico Corpicrudi.
Ho già avuto modo di sentire alcuni brani di Nero Kane presso il TNT di Milano, nello scorso Ottobre, ed ero stata colpita dal sound ipnotico e avvolgente del suo lavoro di cui ho apprezzato il rigore e la capacità evocativa.

Per questo motivo ho voluto intervistare lui e Samantha, poco prima dell’annunciato nuovo live italiano.
Nero Kane, vorrei sapere qualcosa sul tuo nome d’arte. Da cosa è stato ispirato? E soprattutto pronuncia anglofona o italiana?
Nero Kane:
Il mio nome d’arte è nato da un’amica che ha iniziato a chiamarmi Nero per via del mio look quasi sempre total black. Kane è sia un gioco di parole sulla trasposizione italiana “cane” del termine inglese “dog” legato al nome della mia band di allora (The Doggs), e al brano I Wanna Be Your Dog degli Stooges. C’è anche un riferimento al nome del bassista dei New York Dolls Arthur Kane. La pronuncia è italiana.

Spiegami l’evoluzione delle formazioni musicali attraverso le quali sei passato e la motivazione di questo approdo odierno.

N.K. Il mio percorso musicale è nato con una formazione punk (The Detonators) e poi è virato velocemente verso il garage rock / Detroit sound (The Doggs). Durante i cinque anni di attività del periodo The Doggs, ho via via sviluppato un suono sempre più scuro, che è poi sfociato nel mio primo disco solista “Lust Soul” con il progetto NERO. Successivamente mi sono avvicinato ad un sound ancora più minimale e decadente, iniziando a esplorare ambiti più legati al folk-rock e al blues scuro, arrivando così al mio attuale progetto, sempre solista. Qui ho infatti lasciato il mio nome d’arte precedente – NERO – a favore di Nero Kane appunto con l’album Love In A Dying World. In modo naturale, il mio modo di creare e scrivere musica si è evoluto verso questo tipo di percorso e di sound scuro, romantico e decadente.

La prima volta che ho sentito la tua musica mi ha fatto venire in mente le sonorità dei Velvet Underground degli esordi, magari meno acide. Quanto ti riconosci in questa mia associazione? Quali sono stati i tuoi riferimenti musicali?

N.K. Sicuramente i Velvet Underground fanno parte del mio background musicale e con The Doggs ho fatto anche una cover del loro brano “Venus In Furs”, anche se nel mio sound attuale forse ritrovo poco queste coordinate. Questa influenza però è stata riscontrata nei miei precedenti lavori e la mia voce è stata talvolta accostata a quella di Lou Reed e Iggy Pop. Per quanto riguarda le mie sonorità odierne, forse c’è un richiamo ai Velvet Underground nella componente psichedelica e malata dei brani. I miei riferimenti musicali arrivano principalmente dalla scena americana degli anni 60/70. Oltre ai Velvet Underground e alla triade Iggy Pop / David Bowie / Lou Reed, cito sicuramente Johnny Thunders, Nick Cave, Nico, Chet Baker, Neil Young, Johnny Cash, Suicide.

Parlami del tuo recente viaggio in America. Perché hai deciso di mixare lì il tuo materiale?

N.K. Il materiale che verrà incluso nel nuovo album “Love In A Dying World” è stato non solo mixato, ma registrato quasi totalmente a Los Angeles, a parte una prima iniziale sessione di registrazione in uno studio a Milano. Tutto è partito da un messaggio che ho ricevuto da Joe Cardamone, leader della band losangelina The Icarus Line e produttore tra i vari di James Williamson (The Stooges), Annie Hardy, Giant Drag e molte altre nuove realtà di LA. Conoscevo e ammiravo Joe per il suo lavoro con The Icarus Line. Lui mi scrisse dicendo che aveva visto i miei video tratti da “Lust Soul”, che trovava interessante la mia musica e che gli sarebbe piaciuto lavorare come produttore ad un mio disco. Pochi mesi prima io avevo usato proprio un suo brano per aprire la performance Hell23presentata all’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles insieme a Samantha Stella, artista visiva e performer con la quale collaboro da tempo e che attualmente mi accompagna anche nei miei concerti (tastiere/seconda voce). Gli inviai dei nuovi demo e da lì il passo fu breve. Il destino ha così magicamente unito le cose e ci ha portati a collaborare assieme in un progetto che unisce le mie radici europee alle sonorità perlopiù desertiche americane. Il viaggio è stato inoltre un’occasione per girare il materiale video che andrà a completare il disco e che prende forma nel film sperimentale di Samantha Stella.

Ecco l’aggancio che mi serviva! A quale immaginario della Cinematografia senti di essere debitore e perché ti ha influenzato? Tre film da salvare che ti hanno forgiato.

N.K. Alcune persone associano i miei ultimi lavori alle atmosfere di David Lynch. Personalmente sono più legato ad altri registi come Stanley Kubrik, i fratelli Coen, Martin Scorsese e Jim Jarmusch. Di quest’ultimo ho apprezzato i film Dead Man e Only Lovers Left Alive e posso dire che alcune cose della mia musica rimandano sicuramente a quell’immaginario. Un esempio è il brano Death In June tratto da Lust Soul e Hell23 composto per l’omonima performance. Altro regista che apprezzo è Bela Tarr. Il film The Turin Horse è forse uno di quelli che mi ha colpito maggiormente per il senso di decadenza e morte che traspare inesorabilmente. Tra gli italiani sicuramente Luchino Visconti (Morte a Venezia, L’Innocente).

Che gruppi ascolti e quale live che hai visto di recente ti ha soddisfatto particolarmente?

N.K. I miei ascolti non sono legati ad un genere specifico, passo dal blues, al rock, all’alternative, talvolta anche alla musica classica. Mi piace riascoltare i gruppi che mi hanno influenzato, spesso rivedendone i video in rete, e sono meno interessato ai gruppi attuali. Negli ultimi mesi ho riascoltato When di Vincent Gallo, So Tonight That I Might See dei Mazzy Star, Rowland S. Howard e i lavori di Blixa Bargeld con Theo Teardo. Per quanto riguarda i concerti visti recentemente, annovero tra i live che mi hanno colpito ed emozionato Nick Cave, Black Rebel Motorcycle Club e Swans.

Ringrazio Nero Kane e pongo delle domande a Samantha Stella di cui ho letto importanti recensioni per i suoi lavori di fotografia. È un’eclettica – una personalità interessante – ed è quindi necessario capire il suo ruolo in questo progetto.

Samantha, in che maniera hai collaborato alla musica di Nero Kane? Mi riferisco sia nella creazione della performance dei brani che “on stage”.

Samantha Stella: Per quanto riguarda la creazione dei nuovi brani registrati a Los Angeles [ che saranno contenuti nel nuovo album di Nero Kane intitolato Love In A Dying World ndr ], ho in verità contribuito solo con il testo del brano Black Crows e con la traccia portante di tastiera-piano di Because I Knew Not When My Life Was Good. Tutti i testi e gli arrangiamenti sono scritti e pensati da Nero, e in fase di registrazione in studio gli strumenti sono stati suonati e arrangiati da Nero e dal suo produttore. Al rientro in Italia Nero ha iniziato a pensare a come presentare il lavoro in sede live, così accanto alla sua chitarra ha deciso di inserire delle tastiere minimali suonate da me (piano e organo), affiancando la mia voce alla sua in alcuni brani.

Spiegami cosa di “Corpicrudi” porti in questa collaborazione con Nero Kane. C’è un nesso? Quali sono i punti di riferimento nella danza e nella performance che ti porti in questa collaborazione con Nero Kane?

S.S. Va fatta una precisazione. Corpicrudi è il nome di un duo di artisti visivi che ho co-fondato con Sergio Frazzingaro nel 2005. Abbiamo lavorato insieme per molti anni, sino a quando Sergio ha preferito dedicarsi interamente alla sua carriera di DJ / producer di musica elettronica. Io ho continuato a presentare i miei lavori con il mio nome Samantha Stella e ho portato con me il nome Corpicrudi con cui sono conosciuta nel settore artistico. La mia cifra stilistica è proprio l’interazione tra diversi linguaggi che applico o direttamente io (utilizzando foto, video, installazioni e performance), o in collaborazione con altre figure artistiche (danza, moda, musica). Sono stata spesso connotata come “performer” poiché ho un background che viene dalla danza contemporanea e in molti lavori sono io la diretta protagonista di azioni performative / installative.
Tornando a Nero Kane, sono stata contattata da lui due anni fa per la realizzazione di materiale video. Sono nati tra il 2015 e il 2016 tre videoclip (Tomorrow Never Comes, No Sense Of Crime, Death in June) per il lancio del suo precedente progetto intitolato NERO con l’album Lust Soul, con mia regia e montaggio, dove appaio anche come co-protagonista con lui. Da qui siamo passati alla presentazione nel 2016 a Milano e a Los Angeles della performance co-firmata Hell23 (di cui un estratto della parte musicale apre l’attuale set live), e nel 2017 della performance Love In A Dying World (sempre a Los Angeles), pillola del nuovo progetto in corso.

Il tuo lavoro di fotografa – in particolare “God Loves You” – ha a che fare con l’iconografia dell’ultimo lavoro di Nero Kane ?

S.S. Non nei miei lavori fotografici precedenti, ma sicuramente si nella mia ultima personale God Loves You conclusa da poco alla Traffic Gallery di Bergamo. Le immagini in mostra sono state scattate da me nel periodo di soggiorno a Los Angeles in casa di una musicista rock che ci ospitava mentre Nero stava registrando i brani nuovi. Il testo stesso che accompagna la mostra, scritto dalla critica FAM (Francesca Alfano Miglietti), storica curatrice soprattutto legata all’ambito performativo nonché membro della giuria all’ultima Biennale Arte Venezia, inizia con la frase Il rock non è come una religione, per i suoi seguaci è una religione.” In mostra tra l’altro ho inserito anche la proiezione in anteprima del video tratto dalla performance Hell23 con Nero.

Poiché sei un’artista visuale, hai mai pensato di avvalerti di uno schermo con immagini fisse o in movimento, nella collaborazione con Nero Kane?

S.S. Si, dopo i tre video musicali del precedente progetto di Nero, ho deciso di intraprendere un progetto più ampio e ambizioso legato proprio ai suoi nuovi brani americani. Durante i nostri due viaggi in California ho girato molto materiale video di cui Nero è protagonista, che sto attualmente montando nella sua forma finale di lungometraggio/film sperimentale diviso a capitoli, ogni capitolo basato sulle musiche di uno dei dieci brani che compongono l’album. Il film si intitola come l’album, Love In A Dying World. Sono immagini che parlano del viaggio perlopiù solitario del protagonista in un “mondo che sta morendo” proprio come il titolo stesso. Paesaggi desertici, ampi, vuoti, in una California bellissima. Molti chilometri macinati in macchina,  una piccola videocamera a mano, fermarsi in piena libertà laddove eravamo colpiti da qualcosa …

È stato un vero viaggio alla Jack Kerouac e Neal Cassady….”On the road” style!

S.S. Una prima pillola è stata videoproiettata nell’omonima performance presentata all’Istituto Italiano di Cultura a Los Angeles lo scorso Aprile. Una parte del film sarà proiettato nel live che presenteremo il prossimo 30 marzo nei bellissimi spazi de La Claque nel Teatro della Tosse di Genova (la mia città natale). Ancora da decidere l’uscita del film integrale e dell’album.

Qual’è la donna musicista che ti interessa di più?

S.S. PJ Harvey (The Dancer) e Mazzy Star / Hope Sandoval (Mary Of Silence) sono due tra i miei brani preferiti eseguiti dalle donne musiciste/cantautrici che preferisco. In verità non amo gli ultimi album di PJ Harvey, sono più legata alla sua matrice rock iniziale. C’è poi il personaggio storico di Nico e altre figure meno conosciute che mi interessano (ad esempio il duo neofolk Ruby Throat fondato da Katie Jane Garside, di cui prediligo il brano John 3.16).

Mi congedo anche da Samantha. Sicuramente queste precisazioni sono utilissime, non solo – mi auguro – per chi le leggerà, ma per me in prima istanza. Amo la scena underground e indipendente perché è ricchissima di queste connessioni. A volte le collaborazioni sembrano dispiegarsi in una rete talmente fitta di fili e nodi che tocca al cronista o allo scrittore scioglierne i garbugli e svelarne i misteri. E per quanto riguarda Nero e Samantha, ho conosciuto sicuramente due artisti che sanno completarsi a vicenda.
Nella cave del Ligera –  uno spazio con volte a botte e buona acustica – Nero Kane e Samantha Stella, avvolti in una luce rossa quasi fissa, che variava impercettibilmente di intensità, regalando inaspettati giochi d’ombre – hanno eseguito i brani in un live di circa un’ora, di fronte a un pubblico standing di appassionati.
Brani che si snodano – con un andamento che presenta similitudini – in un fluire quasi ininterrotto, uno stream of consciousness – un flusso della coscienza – oserei dire – dove le distorsioni della Fender Jaguar trovano il picco sui finali delle tracce che si concludono a volte in modo più aperto e sospeso, a volte in modo quasi brusco e minimale.  In questo caso sembrano siglare la fine di un’emozione. Amore, solitudine, decadenza, dolore, rabbia.
Ma l’interpretazione è libera. Chi ascolta può ricostruire – come di fronte alla visione di un quadro astratto – dentro di sé – quegli spunti e farli diventare qualcosa di diverso, che facciano risuonare le proprie corde. E trovare, forse, estasi, riflessione, speranza.
Sul palco alcuni oggetti-feticcio dal deserto americano, e anche gli abiti di scena sia di Samantha Stella che di Nero Kane sembrano avere risentito della luce della West Coast: un po’ di bianco per lei nella giacca e negli stivaletti, un po’ di rosso per lui sulla camicia con frange.
Sulla parete opposta al palco, all’entrata dello spazio, la proiezione di un estratto del film di Samantha Stella “Love in a Dying World” featuring Nero Kane e Samantha Stella, filmato – come raccontatoci nell’intervista – durante il viaggio on the road. Viaggio che ha toccato – come si diceva – la California e l’Arizona su un tratto della mitica Route 66.

Foto: Il musicista Nero Kane - nome d'arte di Marco Mezzadri - , nel suo viaggio attraverso California e Arizona © Samantha Stella

Foto: Il musicista Nero Kane – nome d’arte di Marco Mezzadri – , nel suo viaggio attraverso California e Arizona © Samantha Stella

Tracklist live set | Spazio Ligera | 19 gennaio 2018
1. Hell23
2. Black Crows
3. I Put A Spell On You
4. Eleonor
5. Now The Day Is Over
6. Desert Soul
7. Dream Dream
8. Living On The Edge Of The Night
9. Amargosa
10. Because I Knew Not When My Life Was Good
11. So Sad

[Tutti i brani, eccetto Hell23 e Amargosa, sono stati registrati e prodotti a Los Angeles (Valley Recording Company di Joe Cardamone), e sono parte dell’album Love In A Dying World in prossima uscita. Hell23 è un estratto dal brano composto per l’omonima performance presentata nel 2016 a Milano e Los Angeles. Amargosa è un brano composto nella Death Valley ndr]

PER SAPERNE DI PIÙ:
Pagina artista
: www.facebook.com/nerokanemusic
Instagram: www.instagram.com/nerokane

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