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Matilde e il tram per San Vittore, una lezione di teatro civile

Foto di scena: Matilde e il tram per San Vittore, da sin. Debora Villa, Maddalena Crippa, Rossana Mola, al Piccolo Teatro Studio Melato di Milano dal 24 al 28 gennaio 2018

Foto di scena: Matilde e il tram per San Vittore, da sin. Debora Villa, Maddalena Crippa, Rossana Mola © Laila Pozzo

Per la Giornata della Memoria, Renato Sarti porta in scena al Piccolo Teatro Studio Melato la testimonianza delle deportazioni dei lavoratori dalle fabbriche di Sesto San Giovanni ai lager nazisti         

Nell’area milanese di Sesto San Giovanni, durante la seconda guerra mondiale, erano impiegati più di 55 mila lavoratori in fabbriche dei comparti metalmeccanico e siderurgico destinati alla produzione di componenti per l’aeronautica,  armi e veicoli da guerra. Tra queste la Falck nei suoi quattro stabilimenti (Concordia, Unione, Vittoria e Vulcano)  e le due fabbriche Marelli, Ercole e Magneti.
Gli scioperi antifascisti del 1944-45 portarono alla deportazione di 570 lavoratori, di cui 233 non fecero più ritorno dai lager. Matilde e il tram per San Vittore, in scena al Piccolo Teatro Studio Melato fino a domenica 28 gennaio, raccoglie le testimonianze di mogli e sorelle di questi deportati, il dolore, le loro ansie, le lunghe e inutili attese seguite all’arresto dei loro uomini. Donne in molti casi direttamente coinvolte, anch’esse ingranaggi del mondo operaio della cintura milanese, madri che cercano di tutelare il proprio alveolo familiare e che hanno vissuto il peso dell’oppressione e dell’esasperazione economica e sociale di quei terribili mesi al pari dei propri compagni o parenti vittime dei rastrellamenti.

Maddalena Crippa, Debora Villa e Rossana Mola sono le tre straordinarie interpreti di questa narrazione, racconto vivo delle prime mobilitazioni legate a ragioni di mera sopravvivenza, come gli eccessivi turni di lavoro non compensati da un’adeguata alimentazione, fino a quello che si può considerare il vero primo grande sciopero politico generale antifascista, quello del 1°- 8 marzo 1944, che vide decine di migliaia di lavoratori in lotta, inclusi i tranvieri, esempio di resistenza operaia lodato dalla stampa internazionale, in particolare americana, sovietica e inglese, come modello da seguire. E da lì le ripercussioni, la dura reazione nazifascista, gli arresti notturni, la prigionia di massa, l’interminabile angoscia fino agli ultimi sommovimenti del 1945 e infine la Liberazione, che vide qualcuno ricongiungersi ai propri cari, mentre altri rimanere purtroppo solo nel ricordo dei congiunti come morti o dispersi.
Ultima testimonianza di quei mesi dolorosi, eponima del lavoro teatrale, è quella di Matilde, al debutto interpretata dalla bravissima Marika Giunta, una ragazzina di 11 anni, già orfana di padre, decisa a raggiungere la madre incarcerata a San Vittore e che con questo scopo chiede informazioni, non senza provocare sconcerto, sul tram da prendere per arrivare infine a destinazione, dove viene derisa dalle guardie fasciste. Una giovane ancora bambina destinata a vivere nella propria casa da sola, difendendosi con l’astuzia da eventuali sciacalli, fino all’ormai inaspettato lieto fine che vede ricostituito il suo focolare.

Tratto dal libro Dalla fabbrica ai lager, edito da Mimesis, del presidente Aned (Associazione Nazionale Ex Deportati) di Sesto San Giovanni e Monza Giuseppe Valota, figlio di Guido morto a Mauthausen, il testo scritto e diretto da Renato Sarti, coadiuvato nella messa in scena dal dramaturg Marco Di Stefano, non ha solo il merito di avere fornito una precisa e documentata analisi storica su uno dei più oscuri periodi del nostro Paese, quello della R.S.I. e l’occupazione nazista, ma anche e soprattutto quello di avere posto l’attenzione sui principi di libertà e democrazia, valori per cui le vittime citate di massacri e deportazioni, uomini e donne normali, hanno lottato pregiudicando la loro stessa esistenza a favore dei posteri. Il lavoro teatrale realizzato è commovente, ben costruito, non scevro da efficaci fonosimbolismi e percorsi musicali di Carlo Boccadoro che ben enfatizzano il vissuto e gli stati d’animo dei protagonisti, ed è nel contempo un vero manuale scenico di educazione civica, tutt’altro che desueto in un presente dove il cyber bullismo delle aule scolastiche si accompagna alle evocazioni razziali nelle sedi istituzionali piuttosto che alla costruzione di mausolei dedicati a criminali di guerra come il maresciallo d’Italia Rodolfo Graziani. La ricostruzione storica di Sarti insegna che la libertà non è un regalo scontato, ma il frutto di un impegno contro ogni sopruso e violazione dei diritti altrui nel rispetto delle differenze. Al di là della memoria, questo lavoro di teatro civile è una vera azione propedeutica, un valido contributo per ridisegnare la società del futuro.

Giudizio: ****

Produzione TEATRO DELLA COOPERATIVAcon il sostegno di ANED,
con il patrocinio di ANPI, Istituto Nazionale Ferruccio Parri,
comuni di Albiate, Bresso, Cinisello Balsamo, Monza e Muggiò
Spettacolo sostenuto nell’ambito di NEXT ed. 2017/2018 – Regione Lombardia

Matilde e il tram per San Vittore di Renato Sarti
Dal libro Dalla fabbrica ai lager di Giuseppe Valota (edizioni Mimesis)
Con Maddalena Crippa, Debora Villa, Rossana Mola, Marika Giunta/Giulia Medea
Regia di Renato Sarti

Scena e costumi: Carlo Sala
Musiche: Carlo Boccadoro
Luci: Claudio De Pace
Progetto audio: Luca De Marinis
Dramaturg: Marco Di Stefano

Milano, Piccolo Teatro Studio Melato, via Rivoli 6
Dal 24 al 28 gennaio 2018
www.piccoloteatro.org
www.teartrodellacooperativa.it

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