Punto e Linea Magazine

L’insostenibile leggerezza della politica

Foto: un momento della manifestazione di sabato 8 ottobre (da flickr)Eravamo più di ventimila, lì, all’Arco della Pace di Milano, sabato scorso. Ventimila persone per ricordare che esistono ancora valori per cui vivere e lottare. Ventimila persone che non vogliono rinunciare alla propria dignità di cittadini. Ventimila persone che hanno il coraggio di dire no ai soprusi, al regime dell’ignoranza che sostituisce il cervello con la pancia, alla volgarità spacciata per libertà, all’ipnosi mediatica, al condizionamento, allo sfruttamento, alla fine del pensiero, in definitiva alla morte dell’umanità. Al di là del casus belli che ci ha spinti tutti a presenziare la manifestazione indetta da Libertà e Giustizia, la cosiddetta Legge Bavaglio sulle intercettazioni – che peraltro al comma 29 prevederebbe, per noi testate del web, il rischio di pagare 12.000 euro ogniqualvolta qualcuno si sentisse offeso da contenuti espressi, se entro 48 ore non si rettifica il pezzo in oggetto e, soprattutto, senza alcuna inchiesta preventiva che ne attesti il dolo: decide unicamente il richiedente! -, ddl oggi passato in secondo piano visti i problemi di maggioranza e che si spera finisca per sempre in paradiso, anzi, no, all’inferno, mai si erano viste tante energie positive, di diversa tendenza, partecipare ed esprimersi per la “ricucitura” di un’Italia dove il merito e l’impegno non devono più essere le cenerentole nella classifica dei valori umani, a beneficio di nepotismi e liberoscambismi tra favori e raccomandazioni oltre ogni dubbia moralità. Se mai si volesse riconoscere al berlusconismo un effetto positivo, è quello di essere riuscito a far mobilitare, in opposizione ai suoi precetti, tanti cittadini in difesa di quei valori che fino a poco tempo fa sembravano essere divenuti sterili o fin troppo scontati, a partire da quelli teoricamente comuni: l’unità nazionale, il tricolore (che non è un semplice accostamento cromatico) e la Costituzione. Valori che il governo non solo non rappresenta, ma addirittura intende in varia misura compromettere, unitamente all’onestà intellettuale di chi quotidianamente lavora per una crescita individuale e collettiva senza secondi fini o interessi di parte, promuovendo l’ideologia, se così si può chiamare, dei furbi, dei faccendieri, dei lacchè di regime. Gustavo Zagrebelsky, Presidente Onorario di Libertà e Giustizia, aveva infatti già espresso la preoccupazione che il 150° anniversario dell’Unità d’Italia finisse così, con una totale frattura etica tra i cittadini e chi è chiamato a rappresentarli e governarli.

L’opposizione dei cittadini che ha manifestato sabato scorso, rappresenta un’Italia che vuole ancora esistere e fare propri gli ideali che contraddistinguono la Costituzione repubblicana, un autentico vademecum di democrazia preso addirittura a modello per la Carta dei diritti delle Nazioni Unite. Una Costituzione che, come insegna l’ex magistrato milanese Giuliano Turone nello spettacolo prodotto da Armamaxa La Diritta Via: la Costituzione e Dante Alighieri senza distinzione di razza né lingua, può trovare i suoi natali addirittura nei contenuti della Divina Commedia; una Costituzione che, ricorda Carlo Smuraglia, Presidente dell’ANPI, va difesa ricordando i caduti della Resistenza e reagendo all’indifferenza, e che don Luigi Ciotti propone proprio di utilizzare come filo per ricucire il Paese; una costituzione che nel suo art. 21 prevede necessariamente la piena libertà di stampa, senza la quale la comunicazione diventerebbe la voce indistinta e senz’anima di un minculpop asfittico e vanitoso.

Da Giuliano Pisapia e Marco Travaglio, da Dario Fo a Bice Biagi, da Massimo Donadi a Moni Ovadia (in video, in quanto assente per la celebrazione dello Yom Kippur), gl’interventi di quello che possiamo considerare un convegno partecipativo di piazza, magistralmente condotto da Luisella Costamagna, hanno volutamente creato un fronte contro la “leggerezza” e superficialità di una politica di governo che supera qualsiasi pronunciamento satirico dello stesso Michele Serra, al punto da non notare più alcuna differenza tra realtà e finzione grottesca. Ma, si sa, il grottesco è linea di demarcazione tra il comico e l’orrore, e l’Italia sta sempre più sprofondando nel secondo. Serve l’impegno di tutti per risalire la china, e gli operatori culturali hanno il preciso dovere di essere in prima fila nella lotta per la riaffermazione di un principio di crescita umana e produttiva. Il sogno di Dario Fo, che auspica il crollo del palazzo del potere, può in effetti concretizzarsi, come menziona lo stesso Premio Nobel, solo con la solidarietà e l’amore.

Un duro lavoro collettivo che Roberto Saviano, anch’egli in video, pone come fondamento indispensabile per il nostro progresso, e a tal proposito cita la massima aspirazione di Émile Zola: Ciò che cerco è la luce. Per continuare veramente ad esistere.

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