Foto: copertina de “La bella Resistenza” © Feltrinelli 2019
Foto: copertina de “La bella Resistenza” © Feltrinelli 2019
Foto: copertina de “La bella Resistenza” © Feltrinelli 2019

Edito da Feltrinelli, l’antifascismo raccontato ai ragazzi da Biagio Goldstein Bolocan con le illustrazioni di Matteo Berton

Nel 74° anniversario della Liberazione, con una pattuglia di sindaci che vuole abolirne le celebrazioni, in un Paese dalla memoria corta e dalla coscienza torbida, questo libro di Biagio Goldstein Bolocan edito da Feltrinelli giunge gradito e necessario come un sentiero nel bosco.
Modulato su un doppio binario, alterna un capitolo di storia ad uno che intreccia i destini di una grande famiglia antifascista, in un incalzante racconto parallelo arricchito dalle belle illustrazioni di Matteo Berton.
Con i tratti agili della cronaca disegna gli scenari che portano da Gavrilo Princip allo scoppio della grande guerra, dai fasci di combattimento del ‘19 alla marcia su Roma, dal delitto Matteotti all’Aventino, passando per Gobetti e Gramsci. E ricorda un triste primato:

«Il fascismo italiano è stato la prima dittatura totalitaria di destra a comparire sulla scena europea e mondiale».

Duplice rievocazione per chi scrive, dato che il primo capitolo s’intitola “La famiglia Damiani”, cioè quella della nonna materna dell’autore Emma Damiani e di sua sorella maggiore Susanna “Ninny” Damiani, nonna paterna del sottoscritto, figlie di Eugenio Damiani:

«(…) bresciano di nascita, imprenditore edile con una laurea in Ingegneria al Politecnico di Milano, e della genovese Ada Grossi (…) che stringe amicizia con la dottoressa Anna Kuliscioff, una emigrata russa divenuta protagonista del socialismo milanese e italiano, nonché compagna di Filippo Turati».

Casa Damiani a Milano diventa un fondamentale punto d’incontro per gli oppositori al regime. Tra i figli maschi dell’ingegnere, Mario Damiani entra in “Giustizia e Libertà”, viene processato nel ‘31 con i dirigenti del nucleo milanese del movimento, poi assolto per insufficienza di prove.

Due anni dopo è ancora davanti ai giudici insieme ai fratelli Alberto e Piero, con l’accusa di aver organizzato un piano per far evadere dal carcere di Piacenza Ernesto Rossi.
Mario finisce a Regina Coeli e, rimesso in libertà, riprende l’attività clandestina. Sposato a una neozelandese, è tra i fondatori del Partito d’Azione e dalla fine del ‘43 ne regge la segreteria lombarda.
Un “divertente” aneddoto nasce dall’obbligo di firma imposto dalle leggi razziali del 1938 al nonno dell’autore Alexandru Goldstein Bolocan, marito di Emma:

«Ogni volta che Alexandru va in commissariato ad apporre sul registro l‘inutile firma, viene affettuosamente apostrofato da un funzionario di origini pugliesi: “Certo che anche lei, ingegner Bolocan, non solo è ebreo, ma si è anche sposato con una Damiani. Proprio se le va a cercare!”».

Poi la storia lascia il posto allo smarrimento: nel marzo del ‘44 Mario cade nelle mani della polizia repubblichina, catturato con il padre in piazza Castello a Milano, non perché ebrei ma perché antifascisti. Mario è internato nel campo di concentramento di Fossoli e deportato a Mauthausen-Gusen dove morirà. Il bisnonno Eugenio, medaglia d’oro alla memoria, muore invece a Bolzano durante la deportazione. Era:

«(…) il più vecchio prigioniero del campo (…) sottoposto a una tortura crudelissima che gli risulterà fatale».

Ogni giorno della mia giovinezza ho osservato sul comò della nonna il suo elegante ritratto, la barba bianca ben curata, l’abito impeccabile, lo sguardo dritto e sincero.

«Alberto, per fortuna, riesce a farla franca e nei mesi successivi diventerà il rappresentante del CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia) per i rapporti con gli Alleati: un ruolo strategico e importante, che svolgerà con determinazione e competenza».

Ai primi di novembre del ‘43, gli azionisti Alberto Damiani, Ferruccio Parri, Leo Valiani, Egidio RealeGigino Battisti e Adolfo Tino incontrano in Svizzera i rappresentanti degli alleati Allen Dulles e John McCaffery per stringere accordi sullo sviluppo del movimento avviato in Italia.

Una terza sorella (non citata nel libro), Fausta Damiani, sposò Rodolfo Morandi politico socialista dal quale nel ‘34 ebbe la sua unica figlia, l’amata e bella zia Adriana. Morandi, condannato dal Tribunale speciale per attività antifascista (‘37) e liberato dopo il 25 luglio del ’43, fu presidente del CLN Alta Italia, membro della direzione del Partito socialista poi PSI, Ministro per l’Industria e il commercio (1946-47), deputato alla Costituente e poi senatore. Il 25 aprile, insieme a Sandro Pertini, firmò a nome del PSI il decreto col quale i partiti del CLN Alta Italia assumevano i poteri di governo. Nel difficile momento seguito alla Liberazione Morandi fu eletto segretario del PSI.

Susanna “Ninny” Damiani sposò invece il chimico e industriale Francesco Rampichini, che nonostante il suo importante ruolo sociale non prese mai la tessera fascista. Ebbero due figli, Gabriella e Mario (mio padre), espulso da tutte le scuole elementari del Regno per aver scritto nella cartella “abbasso il fascismo, abbasso il Re, abbasso il Duce” e altre piacevolezze.
In un tempo in cui solo l’un per cento dei professori delle Università italiane (dodici su milleduecento!) rifiuta di prestare giuramento al fascismo:

«Mario, Piero, Alberto e la fidanzata Lidia, Ninny e i loro amici non riescono a chiudere gli occhi di fronte all’orrore, alla stupidità e alla meschinità del fascismo. (…) E perciò rischiano, rischiano grosso».

Nel prologo, l’autore rammenta qualcosa che si riverbera e vale per tutte le resistenze in atto e a venire:

«Quel che so con certezza è che loro hanno resistito (…) Resistenza (…) significava combattere la paura, mettere da parte i propri interessi (…) Compiere atti concreti per resistere alla barbarie».

Perché il limite dell’obbedienza è la coscienza. Oltre a ciò che è umanamente accettabile l’obbedienza deve fermarsi, anche a costo della carriera e spesso – come gli avvenimenti in queste pagine testimoniano – della vita.
Un ritratto umano della nostra storia fondativa, consigliato sia ai giovani che vogliano comprendere le radici della nostra libertà e la temperie di quegli anni, sia ai più anziani come profilassi civica.
L’intenso epilogo dal titolo “Fu una guerra civile?” risponde affermativamente all’interrogativo e congeda con un episodio che cristallizza il profondo senso morale di queste pagine.

(Francesco Rampichini – www.musikatelier.it)

Biagio Goldstein Bolocan, La bella Resistenza, illustrazioni di Matteo Berton, Feltrinelli 2019