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Il teatro comico di Goldoni. Genesi di una Riforma oltre le maschere

Foto di scena: Il teatro comico di Carlo Goldoni, regia di Roberto Latini, fino a domenica 25 marzo 2018

Foto di scena: Il teatro comico di Carlo Goldoni, regia di Roberto Latini © Masiar Pasquali

Al Piccolo Teatro Grassi fino a domenica 25 marzo il lavoro che segnò la svolta teatrale goldoniana con la straordinaria interpretazione “jazzistica” di Roberto Latini

Prima di sedici commedie destinate all’impresario Gerolamo Medebach, Il teatro comico, scritto da Carlo Goldoni nel 1745, è un percorso che mette in scena un allestimento teatrale e riassume due generi, la Commedia dell’Arte e il teatro realista, premessa della Riforma tecnica goldoniana.
La metateatralità è dunque l’elemento fondante del lavoro, già di principio un laboratorio volto all’elaborazione della svolta, focalizzato nel montaggio di un’opera e le caratteristiche interpretative che le corrispondono.

Roberto Latini ripropone il passaggio tra le due forme partendo proprio dal Piccolo Teatro, da Strehler, dalla figura di Arlecchino. Non a caso, a fianco del proscenio, appare una statua della maschera bergamasca in posizione simile a quella assunta da Ferruccio Soleri, che verrà infine fatta a pezzi. Strehler è evocato anche dalla scenografia di Marco Rossi, da effetti scenici come i contorni esterni delle figure degli attori su sfondo luminoso, dalla voce registrata di Giulia Lazzarini dopo la comparsa dei voli di Ariel. Un gioco sincopato che porta dalla maschera al fuori maschera durante l’intervallo delle prove, con qualche azzardo post goldoniano, come la diversità di Orazio.

Qui il suo personaggio, interpretato dallo stesso regista, ha un costume nero, si chiazza di rosso sangue, evoca la mosca, elemento già sfruttato da Moretti a Dario Fo, catturata e rimpallata da un attore all’altro, che continua a vivere anche quando viene ingoiata. Orazio non ha i tratti della commedia originaria, è solo il capo compagnia, il suo ruolo è più simile a quello di un pirandelliano Hinkfuss che mette maschere, le toglie, si allontana dalla compagnia, per riproporsi come un Arlecchino “amplificato”. Ecco ancora il jazz, nell’utilizzo della sincope, effetto che rompe il flusso ritmico di una composizione musicale, una disarmonia sapientemente studiata, frutto della ricerca.

Con la presenza di eccellenti interpreti come Marco Sgrosso ed Elena Bucci, lo spettacolo in scena al Piccolo Teatro Grassi è qualcosa di più di una semplice rielaborazione scenica di un testo settecentesco. Dentro vi è l’esprit di un mutamento di genere, un ribaltamento comunicativo che è anche sociale, la cattura di un nocciolo semantico che non prevede più, in un presente utopico, sovrastrutture o alterazioni di forma, i paralipomeni di una scomposizione futurista che vede i semi di una nuova espressività teatrale. E chi è un collettore tra la destrutturazione del linguaggio oltre ogni maschera, cara a Pirandello come alle Avanguardie Storiche, e il teatro di Carlo Goldoni visto nella contemporaneità? Come dimostrato da questo lavoro, Roberto Latini …

Giudizio: ****

 

Produzione PICCOLO TEATRO DI MILANO – TEATRO D’EUROPA

Il teatro comico di Carlo Goldoni
Con (in ordine alfabetico) Elena Bucci, Roberto Latini, Marco Manchisi, Savino Paparella, Francesco Pennacchia, Stella Piccioni, Marco Sgrosso, Marco Vergani
Regia di Roberto Latini

Luci: Max Mugnai
Scene: Marco Rossi
Musiche e suoni: Gianluca Misiti
Costumi: Gianluca Sbicca

Milano, Piccolo Teatro Grassi, via Rovello 2
Dal 20 febbraio al 25 marzo 2018
www.piccoloteatro.org

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