Punto e Linea Magazine

Il grattacielo del futuro è smart

Foto: un grattacielo del futuro

Foto: un grattacielo del futuro

Nel 2050 potremmo abitare in edifici intelligenti, modulari e in grado di pensare e respirare esattamente come un corpo umano. Ecco l’identikit del grattacielo del futuro secondo la Arup, una società inglese con sedi in tutto il mondo specializzata in costruzioni e design ambientale, che negli ultimi anni ha partecipato ai progetti del Centro Pompidou di Parigi, del Millenium Bridge di Londra, della Casa della musica in Portogallo e dello Stadio Nazionale di Pechino.
Sempre secondo la Arup, l‘edilizia del futuro deve essere a energia netta zero con ridotto consumo energetico e va sviluppata in altezza, con palazzi collegati tra loro in grado di produrre energia e cibo per chi vi abita, rifornire il ricambio costante di acqua e aria e, grazie alla tecnologia, interagire con l’ambiente circostante e le persone. Insomma, un mondo in cui gli edifici, alla stregua di organismi viventi, rispondono agli stimoli provenienti dall’ambiente esterno attraverso sensori intelligenti e materiali, che ricoprono, quindi, l’importante ruolo di sistema nervoso, cuore e cervello. E che permettono di gestire in autonomia i sistemi energetici, di illuminazione e le varie funzioni interne oltre che, grazie alla forma a moduli della struttura concepita come flessibile anziché statica, mutare fisicamente posizione a seconda del clima, dell’ora e della stagione. Senza contare i robot addetti alle riparazioni che volano attorno agli edifici e i dispositivi automatici alimentati dall’energia delle alghe che, insieme a fotosintesi e pale eoliche, forniscono energia e ossigeno. Fondamentalmente si tratta di imitare la natura, dove troviamo i sistemi più efficienti, non esiste spreco di risorse e tutto si trasforma per, poi, essere riutilizzato in seguito. L’unica perplessità, soprattutto riguardo ai costi, è legata al fatto che difficilmente tutti questi sistemi potranno essere realizzati su un unico edificio.
Le città che verranno assomiglieranno sempre più ad un circolo vitale con gli edifici a fungere da veri e propri ecosistemi, capaci, cioè, di creare energia da fonti rinnovabili, riciclare l’acqua, ma anche integrare serre per la produzione di alimenti. Prospettiva assolutamente necessaria visto che la popolazione mondiale toccherà, tra quasi quarant’anni, nove miliardi di persone di cui ben il 75% nelle città. E questa crescita esponenziale porterà una domanda di energia che potrà essere soddisfatta solo passando attraverso l’edilizia, la politica dei trasporti, l’ingegneria e i risultati, ad esempio per quanto concerne lo smaltimento dei rifiuti e i nuovi materiali, che verranno raggiunti nel settore chimico. Per un vero salto di qualità bisognerà, però, estendere la visione dal singolo edificio all’intero territorio e dare vita ad un sistema che produca più energia di quanta ne consumi.

Comments are closed.