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Giacinto Pannella, detto Marco

Foto: Marco Pannella (Teramo, 2 maggio 1930 – Roma 19 maggio 2016)

Foto: Marco Pannella (Teramo, 2 maggio 1930 – Roma 19 maggio 2016)

Il liberal italiano mattatore della politica

«Marco Pannella è uno stronzo!» esclamava di sé stesso il leader radicale recentemente scomparso, riportando quello che, da vivo, molti pensavano sinceramente di lui. Pannella, di fatto tra i rifondatori e poi liquidatore del Partito Radicale, fu attore dilettante e autentico mattatore della politica, in un vortice di rappresentazione e contro-rappresentazione di cui è stato protagonista quanto antagonista.
Un mattatore, come abbiamo detto, che è stato autentico maestro del linguaggio della comunicazione, come ha anche confermato Carlo Freccero (ai microfoni di “Un giorno da pecora”, su Radio 2), uomo sandwich con addosso un cartello, allucinato urlatore televisivo, testimonial vivente di tutte le battaglie che lo impegnavano anche con il corpo, dati i suoi numerosissimi scioperi della fame, e alle volte anche della sete. Un gigante della politica italiana che con il suo metodo anti-ortodosso di fare politica, ostinatamente contro, a differenza di altri non ha mai voluto abbattere alcuna istituzione né scardinare i parlamenti come scatole di sardine ma, al contrario, modificarle dall’interno e al contempo dall’esterno. Una lotta totale, la sua, fino agli ultimissimi tempi, che all’interno della politica italiana ha  scientemente rappresentato tutto il contrario di tutto in maniera sempre onesta e del tutto disinteressata. A differenza di altri.

Nato Giacinto all’anagrafe, brillante rampollo di un’importante famiglia di Teramo, laureato in legge e divenuto poi anche giornalista, come corrispondente da Parigi per “Il Giorno”, membro dell’Unione Goliardica Italiana, alla fine degli anni ’50 esce del Partito Liberale per aderire al Partito Radicale dei Democratici e dei Liberali. Suo compagno di partito il giornalista Eugenio Scalfari, futuro direttore del magazine “L’Espresso” e fondatore e direttore del quotidiano “La Repubblica”, entrambi orbitanti nel microcosmo intellettuale che ruotava attorno a Mario Pannunzio, direttore del periodico “Il Mondo” su cui scriveva lo stesso Scalfari, e di diretta derivazione del Partito d’Azione, a sua volta discendente diretto del gruppo partigiano di Giustizia e Libertà. Un’idea di sinistra,  quindi, alquanto sui generis ma di matrice autenticamente liberale, che per molti versi si rifaceva a un destra europeista e libertaria. Una destra all’opposto di quella manganellara, fascista vel nazi-fascista e post-fascista, che ancora oggi propone di intitolare strade cittadine a Benito Mussolini o a Giorgio Almirante (storico segretario del Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale,ndr). Non esistendo tuttavia nella realtà politica italiana, come nel suo elettorato, ma soltanto in un certo elitario mondo intellettuale, quello degli Indro Montanelli a destra e degli Scalfari a sinistra, quando nel ’62 il partito decretò il quasi scioglimento, dovuto alla frattura se appoggiare direttamente o meno il governo di allora, affiancando un’eventuale presenza socialista, Pannella restò rifondano di fatto il partito e dirigendolo verso un centrosinistra ante litteram, non troppo distante dal Partito Socialista Italiano ma nemmeno così vicino.

Qualche anno dopo, anche con importanti atti di disobbedienza civile, vedi l’arresto e la prigionia nel ’68 a Sofia per avere protestato contro l’invasione della Cecoslovacchia da parte dell’URSS, il suo primo importante risultato fu l’appoggio alla legge denominata Fortuna-Baslini, o anche legge su divorzio. Una battaglia di cui fu co-protagonista, come avrebbe sempre ricordato, da uomo onesto quale fu, poiché il primo ideatore e promotore di quella legge era il parlamentare socialista Loris Fortuna già a metà degli anni ’60. Nel sodalizio tra i due fu però fu Pannella a comprendere l’importanza del fenomeno sociale che avrebbe potuto determinare un forte impatto in ambito politico. Non è un caso quindi che alla fine si creò uno strano schieramento trasversale che appoggiò questa legge, dal PSI al Partito Liberale fino al PCI, per tacere di qualche singolo esponente della Democrazia Cristiana, contro tutto il resto della DC, con Amintore Fanfani in testa, alleati al Movimento Sociale del citato Almirante. Di lì a dopo seguirà lo storico referendum abrogativo del ’74, promosso appunto dalla DC e dal MSI che vedrà il trionfo dei no pro-divorzio. Si assisterà a un medesimo copione per quanto riguarda la legge 194 del ’78 sull’interruzione di gravidanza, meglio nota come legge sull’aborto, e il successivo referendum dell’81.

Un altro importante merito de Pannella, è stato, oltre alla più nota battaglia su proibizionismo in favore della legalizzazione delle droghe leggere, una vera e propria lotta in favore del garantismo. Un’attività che portò all’elezione a parlamentari prima del sociologo Toni Negri e successivamente di Enzo Tortora poi, quest’ultimo accusato ingiustamente di gestire un traffico di stupefacenti, oltre che di fruirne personalmente (condannato in primo grado ma assolto in Appello e successivamente Cassazione, ndr). Due vicende umani e personali, la prima quella di un ideologo, ispiratore e mandante di omicidi in favore della lotta armata di quegli anni (Negri fu condannato a 12 anni di reclusione per  i reati di associazione sovversiva e concorso morale in rapina, fuggì a Parigi chiedendo asilo politico, poi scontò parte della pena di cui gli ultimi in semilibertà, ndr), che non rinnegherà mai. Una bella differenza con il caso Tortora, quello di un uomo per bene a cui era stata costruita addosso una lurida quanto finta storia, episodi che segneranno a loro modo il politico per gli anni a venire. In coda aggiungiamo anche l’elezione nelle file dei Radicali della pornostar Ilona Staller e del cantautore Domenico Modugno come parlamentari, un inconsistente impegno da parte della prima (che ci riprovò qualche anno più tardi con il, per fortuna fallimentare, Partito dell’Amore, ndr) all’opposto dell’artista pugliese, sempre in prima fila nelle battaglie radicali fino a quando la salute glielo avrebbe permesso.

Impegni politici che avrebbero in seguito riguardato l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, il cui esito referendario sarebbe stato disatteso dalla stessa classe politica nostrana che permise la sua reintroduzione, alla battaglia contro la fame nel mondo, fino al suo impegno contro la pena di morte attraverso una moratoria internazionale, e l’umanizzazione delle carceri. Il passaggio del suo partito da nazionale a transnazionale se da una parte ha amplificato l’eco delle sue lotte, dall’altra ha purtroppo reso forse meno incisiva la lotta prettamente politica, non avendo rappresentanza parlamentare. Poi le prese di posizione antimilitariste contro la guerre del Golfo e quella del Kosovo, l’appoggio al Dalai Lama, le battaglie contro il nucleare e l’appoggio alla formazione politica dei Verdi, e altro ancora. E se il resto, da Tangentopoli ai giorni nostri, è cronaca, va ricordato il suo impegno a fianco di Luca Coscioni, professore in ambito economico e ricercatore colpito da Sla (Sclerosi Laterale Amiotrofica, ndr) e del giornalista e intellettuale Piergiorgio Welby, colpito da una grave forma di distrofia muscolare. Queste ultime sono state importantissime campagne in favore della libertà di ricerca scientifica connessa ai diritti dei malati, per il diritto al rifiuto dell’accanimento terapeutico e il diritto all’eutanasia.

Per quanto riguarda ai collaboratori di Pannella, oltre al fatto che vi siano vi siano stati, e vi siano, altri autentici cavalli di razza, da Adele Faccio prima a Emma Bonino oggi, per passare da Gianfranco Spadaccia a Massimo Teodori, purtroppo come tutti i grandi leader, forse dato un carattere eccessivamente forte e piuttosto ingombrante, questi non è mai riuscito a creare compiutamente una vera successione. Se da una parte alcuni di questi sono stati autentiche meteore del firmamento politico, come il giovane segretario del partito Giovanni Negri, che oggi produce vino, non si può certo sostenere che il testimone delle sue idee sia passato a Francesco Rutelli, prima verde, poi di centrosinistra e ora, pur nel Pd, è appiattito su posizioni abbastanza vicine al mondo politico cattolico. Peggio ancora gli è andata con Elio Vito, Marco Taradash e Daniele Capezzone, passati uno dopo l’altro armi e bagagli con Silvio Berlusconi, e comunque ormai assai lontani dalle lotte portate avanti con i radicali.

A parte Rita Bernardini, impegnata in prima fila nell’associazione “Luca Coscioni”, forse soltanto Marco Cappato, attualmente candidato alla carica di sindaco a Milano, è l’unico in grado, insieme alla non più giovane ma sempreverde Emma Bonino, a proseguire il suo complesso percorso politico.
Quanto allo stomachevole, quanto posticcio, omaggio che il mondo politico che non l’ha mai amato e men che meno davvero accettato gli ha riservato a seguito della sua dipartita, Marco avrebbe esclamato, con la sua squillante voce di scartavetrata: “Ma andatevene tutti affan…”

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