Punto e Linea Magazine

UOMINI E NO

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When:
ottobre 24, 2017 @ 7:30 pm – novembre 19, 2017 @ 4:00 pm
2017-10-24T19:30:00+02:00
2017-11-19T16:00:00+01:00
Where:
Piccolo Teatro Studio Melato
Via Rivoli
6, 20121 Milano MI
Italia
Cost:
33 euro, balconata 26 euro
Contact:
Biglietteria Piccolo Teatro di Milano
0242411889
Foto di scena: Uomini e no, Marta Malvestiti, al Piccolo Teatro Studio Melato di Milano dal 24 ottobre al 19 novembre 2017

Foto di scena: Uomini e no, Marta Malvestiti © Masiar Pasquali

Dal romanzo di Elio Vittorini
regia di Carmelo Rifici
drammaturgia di Michele Santeramo

Una nuova produzione del Piccolo Teatro di Milano
la prima della Stagione 2017/2018

Al Chiostro di via Rovello, nel mese di ottobre
un ciclo di incontri per approfondire i temi dello spettacolo

Sabato 4 e domenica 5 novembre, dalle ore 17
un tram speciale attraversa i luoghi di Uomini e no
in collaborazione con ATM

Lunedì 27 novembre, Uomini e no all’Istituto Italiano di Cultura di Parigi
nell’ambito del ciclo ‘Milan, ville en mouvement’

Carmelo Rifici dirige Uomini e no, uno spettacolo con la drammaturgia di Michele Santeramo, tratto dal romanzo di Elio Vittorini, pubblicato nel 1945. La prima produzione della stagione 2017/2018, firmata Piccolo Teatro, vede muoversi, nello spazio del Teatro Studio Melato, scenograficamente tagliato da un tram d’epoca spaccato in due (una soluzione scenica ideata da Paolo Di Benedetto), una compagnia di attori, neodiplomati della Scuola di Teatro ‘Luca Ronconi’.
Hanno la stessa età dei giovani che, nel libro, attraversano Milano tra la primavera e l’autunno del 1944. Uomini e no racconta, infatti, le vicende di un gruppo di partigiani impegnati in una serie di azioni di contrasto all’occupazione nazifascista della città: sono ragazzi intorno ai vent’anni, scaraventati nella tragedia della guerra civile, in un mondo reso profondamente caotico dal conflitto. Eppure, incredibilmente, gli eventi tragici da cui sono travolti regalano a quei giovani una sorta di stupore, di meraviglia, nell’amore, nell’amicizia, nei rapporti umani: un incanto ingenuo, una tenerezza, che la furia della Storia non inquina, uno sguardo forse coerente con un’epoca così complessa come la prima metà del Novecento ma oggi irrimediabilmente perduto.
Tutt’intorno, Milano, una città che non esiste più, ferita dalla guerra, invasa dalle macerie, ricamata dalle rotaie sulle quali sferragliavano i tram e dalle traiettorie imprecise delle biciclette, in un gioco di parallelismi tra quei luoghi com’erano visti e vissuti dai partigiani ieri e come lo sono oggi da noi. Milano è il luogo realistico e metaforico insieme sul quale la Storia marcia implacabile, sfiorando le umane vicende di ragazzi, dietro ai quali si cela ogni tanto lo stesso Vittorini, impegnato a combattere contro un se stesso sempre meno umano.

Lunedì 27 novembre, alle ore 19.30, Uomini e no sarà all’Istituto Italiano di Cultura a Parigi. La mise en espace, a cura di Carmelo Rifici, con gli attori dello spettacolo Salvo Drago, Caterina Filograno, Marta Malvestiti e Marco Risiglione,  è uno degli appuntamenti del ciclo “Milan, ville en mouvement” ed è organizzata in collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano.

Milano e i luoghi di Uomini e no
Un tram, una città, una storia da raccontare

A margine dello spettacolo, nel weekend del 4 e 5 novembre, un tram speciale accompagnerà il pubblico attraverso i luoghi del romanzo, per rileggere, grazie alle parole di Vittorini, la Milano di allora e quella di oggi.

Il progetto è realizzato in collaborazione con ATM.

Il tram ‘n° 1794’ partirà da piazza Fontana e, con 4 corse giornaliere – dalle ore 17, 18.10, 19.20 e 20.30 – toccherà alcune zone della città nelle quali si svolgono le vicende di Enne2 e degli altri giovani partigiani: piazza Fontana, via Larga, via Albricci, piazza Missori, corso Italia, Porta Lodovica, viale Col di Lana, piazza XXIV Maggio, corso di Porta Ticinese, via Torino, via Orefici, via Broletto, via Cusani, Foro Buonaparte, via Tivoli, via Mercato, via Ponte Vetero, via Broletto, via Orefici, via Mazzini, via Albricci, via Larga, di nuovo Piazza Fontana.

Giovani attori diplomati alla Scuola di Teatro ‘Luca Ronconi’ – Roberta Bonora, Ugo Fiore, Viola Marietti, Cristina Nurisso, Walter Rizzuto, Jacopo Sorbini – interpreteranno momenti che legano la narrazione di Vittorini ai luoghi della città.

La scelta delle letture e il coordinamento artistico è a cura di Giovanni Crippa.

Riprese video a cura di CSC – Centro Sperimentale di Cinematografia – Sede di Milano

Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili con prenotazione obbligatoria su www.piccoloteatro.org
Info: comunicazione@piccoloteatromilano.it

Gli incontri

In occasione dello spettacolo, nel mese di ottobre, il Piccolo Teatro di Milano organizza una serie di incontri per approfondire i temi dello spettacolo e del romanzo di Elio Vittorini.

Martedì 17 ottobre, Chiostro Nina Vinchi ore 17

Milano 1944, combattendo per la felicità

incontro con Gianni Turchetta, Virna Brigatti, interviene Demetrio Vittorini

in collaborazione con Università degli Studi di Milano – Dipartimento di Scienze della mediazione linguistica e di studi interculturali

Giovedì 26 ottobre, Chiostro Nina Vinchi ore 17

Dalla Milano di Vittorini alle trasformazioni urbanistiche della ricostruzione

Incontro con Dino Gavinelli (Università degli Studi di Milano), Paolo Galuzzi (Politecnico di Milano); coordina Giangiacomo Schiavi (Corriere della Sera)

in collaborazione con Politecnico di Milano e Università Statale di Milano

Martedì 31 ottobre, Teatro Studio Melato ore 16.30

Uomini e no

incontro con Carmelo Rifici e Michele Santeramo; coordina Edgarda Ferri, giornalista e scrittrice. Saranno presenti gli attori dello spettacolo.

Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili con prenotazione obbligatoria su www.piccoloteatro.org
Info: comunicazione@piccoloteatromilano.it

Intervista a Carmelo Rifici
(estratto dal programma di sala dello spettacolo, a cura dell’Ufficio Edizioni del Piccolo Teatro di Milano)

Perché hai scelto Uomini e no di Vittorini per farne uno spettacolo con un cast di giovanissimi?

Mesi fa, durante una conversazione con Michele Santeramo che avrebbe poi curato la drammaturgia dello spettacolo, ci trovammo d’accordo sull’idea che Vittorini fosse un autore importante quanto poco frequentato in Italia e che, rispetto ad altri romanzieri, avesse delle caratteristiche interessanti: una scrittura sperimentale, per quell’epoca, e ricca di spunti per il teatro. Uomini e no ci apparve miracolosamente importante e necessario perché portatore di temi sui quali sia io sia Michele stavamo lavorando: la responsabilità del singolo, la violenza, la relazione con l’ideologia, il rapporto dei giovani con un luogo, il concetto di appartenenza e identità. Uomini e no è ambientato nella città in cui gli attori, diplomati alla Scuola del Piccolo Teatro, sono vissuti per tre anni: mi interessava stabilire un collegamento tra letteratura e vita, ma anche far loro percepire la differenza tra la Milano di Vittorini e quella odierna, suscitando in loro uno straniamento che ricreasse l’incantesimo, la meraviglia, lo stupore presenti in Vittorini.

È interessante anche che attori così giovani si trovino a interpretare personaggi coetanei ma con ben altra storia ed esperienze…

È un bel banco di prova per dei giovani: li obbliga a comprendere come solo settant’anni fa i loro coetanei ragionassero, agissero, si relazionassero con il mondo in maniera totalmente antitetica alla loro. L’età dei ragazzi del romanzo è la stessa degli attori in scena, ma quanta differenza fra i giovani attori e quei personaggi! Il protagonista del romanzo, Enne2, alter ego dello stesso Vittorini, come lo scrittore è un siciliano approdato a Milano; milita nelle file della Resistenza e immediatamente percepisce un profondo senso di appartenenza a una città che non è la sua. Non so quanti milanesi si sentano, oggi, parte della città in cui vivono.

Non è detto che l’una o l’altra modalità debbano per forza essere una giusta e l’altra sbagliata. La mia è la semplice constatazione che, pur trovandoci in una città cosmopolita, aperta a qualunque etnia, registriamo una innegabile perdita di appartenenza che va di pari passo con la riduzione dell’impegno: se non mi riconosco nello spazio in cui vivo, non mi impegnerò al fine di rendere quello spazio più vivibile. Al di là del racconto sulla Resistenza e sul rapporto di Milano con il nazifascismo, la trama nascosta del testo che voglio emerga nello spettacolo è la percezione della scomparsa di un mondo. Michele Santeramo la definisce perdita dell’incanto, dell’incantesimo che permea i rapporti dei personaggi tra loro e con la realtà circostante. E se è vero che Milano rimane una città piuttosto sbalorditiva, in costante relazione con il futuro, è altrettanto vero che lo spettatore può domandarsi se quella vocazione a essere città “metafisica”, dove la gente, arrivando, ritrovava qualcosa di sé, esista ancora.

La scena su cui si svolge l’azione, il tram che invade lo spazio scenico del Teatro Studio, è di grande di impatto. Da dove nasce l’idea?

Mi sembrava che il tram fosse un segno forte di Milano. Il testo di Vittorini trasforma la topografia milanese in una città metafisica, con piazze, strade, luoghi che risultano metaforici, simbolici, trascendentali… Così, con le scene di Paolo Di Benedetto illuminate da Claudio De Pace, abbiamo ricreato un tram “metafisico”, diviso a metà per rappresentare la ferita di una Milano colpita, tagliata in due. Era una città pericolosa, dove la mattina si usciva di casa senza essere certi di farvi ritorno. Volevamo restituire quella precarietà attraverso un tram destrutturato, una zattera di salvataggio, un luogo al quale i personaggi si aggrappano per rimanere a galla. La Milano di Vittorini è molto ben sintetizzata dall’abbondanza di mezzi di locomozione: tram, automobili, mezzi militari, biciclette… È una città in simbiosi con i propri mezzi di trasporto.

Una scena antinaturalistica e costumi invece realistici…

Non credo nel naturalismo a teatro: sempre di più penso che sia una forma di cui il teatro deve liberarsi, per tendere all’universale. Vittorini indaga le ragioni profonde dell’essere umano: perché può diventare un assassino? Perché tende a responsabilizzare un’ideologia ed è sempre pronto a trovare il mostro fuori di sé, il lupo fuori di sé, come lo chiama Vittorini? Quali conseguenze comporta la sua incapacità di riconoscere che il distruttore è già dentro?
Per quanto riguarda i costumi di Margherita Baldoni, ho pensato che per un cast di interpreti così giovani la relazione con l’abito fosse un appiglio e non si potesse risolverla metafisicamente come abbiamo fatto per le scene. Cosa significa indossare un costume? Aiuta gli attori a entrare nel personaggio o è un filtro tra loro e lo spettatore? Se è così, come si supera quella barriera? Come un giovane attore può affrontare il problema? Facciamoglielo sperimentare.

Che tipo di richieste hai fatto agli attori per aiutarli a entrare nei propri personaggi?

Oggi un giovane attore non ha l’immediata predisposizione a colmare la gamma di passione ed emozione che lo separa dal personaggio, soprattutto da caratteri come quelli di Uomini e no.
Il cinismo contemporaneo, la velocità dei tempi hanno spostato l’asse di racconto, l’universo simbolico di un attore. Egli deve chiedersi che tipo di disagio, di emozione susciti in lui la distanza dal personaggio e da un mondo scomparso. Ho chiesto loro di gettarsi a capofitto in quella distanza, di annegarvi, coraggiosamente e con grande generosità, senza porsi limiti. Mi sembra che lo facciano e siano riusciti a nuotare dentro questo “mare” di separazione fra la Milano del 2017 e la Milano del 1944. Lo spettacolo potrà apparire straniante, all’inizio, perché la scrittura di Vittorini – e qua è stato molto bravo di Santeramo a ricrearla in teatro – come una ragnatela, ha le maglie esterne più larghe; poi però, a un dato momento, ti cattura ed è finita: sei prigioniero.

 

Uomini e no e la ricerca della felicità
di Michele Santeramo

(estratto dal programma di sala dello spettacolo, a cura dell’Ufficio Edizioni del Piccolo Teatro di Milano)

In Uomini e no, rileggendolo dopo molti anni, ho avuto la sensazione di ritrovare la grande storia – che si ripropone oggi nella sua fortissima attualità, solo spostata ad altre latitudini –, mischiata alla meraviglia di storie personali, soprattutto quella tra Enne 2 e Berta. Nel romanzo, i dialoghi costruiti sulla ripetitività delle battute che sembrano prese dal linguaggio quotidiano e spostate ad un livello che le fa parenti della poesia, fanno da contraltare alle uccisioni, alla violenza, all’ideologia, alla necessità di libertà, che pervade ogni pagina del romanzo.
Tutto si muove nel più mite inverno dal 1908 in avanti – quello del ’44 –, in una Milano che è raccontata da Vittorini con un meraviglioso senso di nostalgia, una città dentro la quale i destini delle persone sono palpitanti perché sostenuti da ideali altrettanto grandi, una città in cui il mondo si rivela con la sua forza e si poggia sulle facce “aperte e buone” delle persone, quasi ingenue, di una ingenuità adulta che ha il sapore di un insegnamento. Riscrivere per il teatro questo romanzo è significato attraversarlo, spinto dalla volontà di cercare ogni spunto in cui tenerezza e ingenuità venissero fuori con forza. La tenerezza e l’ingenuità di ragazzi che devono vivere i loro sentimenti ancora acerbi eppure così pieni e densi, dentro un contesto che è quello delle strade occupate e della morte a ogni angolo. Il romanzo si poggia su una scrittura che definisco per semplicità “esplosa”, e cioè una scrittura che può servirsi di molti strumenti per raccontare emozioni. Tutti questi strumenti, nel passaggio ad una drammaturgia, devono diventare scrittura “implosa”, che dentro la relazione tra i personaggi deve riportare le stesse suggestioni che sulla pagina sono state magari descritte con un suono lontano che provoca turbamento. Qui quel suono diventa sguardo, respiro. Lì c’è il sole pallido eppure sempre presente a Milano che fa da sostegno narrativo all’incontro tra Berta e Enne 2, qui c’è un silenzio, poi una mano che cerca un’altra mano, poi qualcosa che non si può non dire.
Mi interessava che la vicenda raccontata nel romanzo venisse riportata in scena con le stesse dinamiche, perché la storia rimanesse la stessa. Per restituire la stessa storia però, è stato necessario fare aggiunte, oltre che scegliere dei tagli: aggiunte di personaggi, di scene intere, provando a non tradire mai però il sentimento che è alla base della narrazione di Vittorini. Il romanzo ha poi una sua tipicità che lo rende unico: si tratta degli interventi in corsivo, quelli in cui l’autore parla direttamente ai suoi personaggi e al lettore, un intervento diretto nella vicenda. In questo caso, la drammaturgia ha provato a sedimentare quelle parti in corsivo e a distribuirle poi, dove era dal mio punto di vista necessario, nel dialogo tra i personaggi, facendo aderire volta per volta ciascun personaggio a un pensiero dell’autore, cercando di fare in modo che quel pensiero diventasse il motivo dell’azione di questo o quel personaggio.
[…] C’è un tema che mi è sembrato essenziale: questi personaggi tentano tutti di imboccare una strada che li metta in una condizione di felicità, che almeno in prospettiva li porti a quella condizione. Lo fanno muovendosi in gruppi, pianificando azioni comuni, come se la felicità potesse essere un traguardo da raggiungere insieme. Ma accanto a questo, Enne 2 e tutti sanno, ciascuno nel profondo di sé, che quel traguardo lo si raggiunge da soli. Ciascuno per sé. E si affannano, per combattere su due fronti: quello pubblico perché lo richiede la sopravvivenza, quello personale perché è necessario e bello.
Vittorini scrive, a proposito del fascismo: se non fosse nell’uomo, esisterebbe? Se la cattiveria non fosse nell’uomo, se la sopraffazione non fosse nell’uomo, potrebbero esistere? E allora se il problema è nell’uomo, lì ci deve essere anche la soluzione. È probabilmente in questa ricerca di felicità, nel cambiamento di una persona per volta, è lì che, mi sembra, ci sia la possibilità di una vera rivoluzione.

Piccolo Teatro Studio Melato (Via Rivoli, 6 – M2 Lanza), dal 24 ottobre al 19 novembre
Uomini e no
di Michele Santeramo
tratto dal romanzo “Uomini e no” di Elio Vittorini
regia Carmelo Rifici
scene Paolo Di Benedetto
luci Claudio De Pace
costumi Margherita Baldoni
musiche Zeno Gabaglio

Personaggi                                        Interpreti

N2                                                      Salvo Drago
Berta                                                  Marta Malvestiti/Elena Rivoltini*
Gracco/Pipino/Conducente tram       Benedetto Patruno
El Paso/Barca Tartaro/Vecchio          Matteo Principi
Michela/Daria                                    Livia Rossi
Metastasio/M1                                   Giuseppe Aceto
Orazio/M2                                          Sacha Trapletti
Erica/Donna Pancetta                        Yasmin Karam
Giulai/operaio                                    Alessandro Bandini
Lucrezia                                             Martina Sammarco
Figliodidio                                         Francesco Santagada
Clemm                                               Alfonso De Vreese
Cane Nero                                          Marco Risiglione
Selva                                                  Caterina Filograno
Lorena/donna pois                             Annapaola Trevenzuoli
Linda/donna morta                            Leda Kreider
Bambina                                             Marta Malvestiti/Elena Rivoltini*

*Il ruolo di Berta sarà interpretato dalla Signora Malvestiti nelle repliche dal 24 al 29 ottobre e dal 7 al 12 novembre, dalla Signora Rivoltini dal 31 ottobre al 5 novembre e dal 14 al 19 novembre.

Foto di scena Masiar Pasquali

produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa

Orari: martedì, giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.30
(salvo mercoledì 15 novembre: ore 15, pomeridiana per le scuole, e 20.30); domenica ore 16.
Lunedì riposo; mercoledì 1 novembre riposo.

News, trailer, interviste ai protagonisti su www.piccoloteatro.tv

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