Punto e Linea Magazine

L’IMPORTANZA DI CHIAMARSI ERNESTO e IL FANTASMA DI CANTERVILLE di Oscar Wilde

Click to view map
When:
novembre 17, 2017 @ 8:30 pm – dicembre 10, 2017 @ 4:00 pm
2017-11-17T20:30:00+01:00
2017-12-10T16:00:00+01:00
Where:
Teatro Elfo Puccini Sala Shakespeare
Corso Buenos Aires
33, 20124 Milano MI
Italia
Cost:
Prezzi: Intero € 32.50, Ridotto € 17, Martedì € 21,50
Contact:
Biglietteria Teatro dell'Elfo
02.0066.0606
Foto di scena: L’importanza di chiamarsi Ernesto, al Teatro Elfo Puccini di Milano dal 17 novembre al 10 dicembre 2017

Foto di scena: L’importanza di chiamarsi Ernesto © Laila Pozzo

Dal 17 novembre al 10 dicembre, sala Shakespeare
L’importanza di chiamarsi Ernesto
di Oscar Wilde
regia, scene e costumi Ferdinando Bruni e Francesco Frongia
luci Nando Frigerio
suono Giuseppe Marzoli
produzione Teatro dell’Elfo

con
Ida Marinelli Lady Bracknell
Elena Russo Arman Gwendolen Fairfax
Giuseppe Lanino John Worthing
Riccardo Buffonini Algernon Moncrieff
Luca Toracca Reverendo canonico Chasuble
Cinzia Spanò Miss Prism
Camilla Violante Scheller Cecily Cardew
Nicola Stravalaci Merriman / Lane

Dopo le repliche di Atti osceni, il progetto che Ferdinando Bruni e Francesco Frongia dedicano a Oscar Wilde prosegue con due opere del grande autore: L’importanza di chiamarsi Ernesto, seconda novità produttiva della stagione e Il fantasma di Canterville, ripresa della lettura scenica di Ferdinando Bruni.

«Accostare The Importance of Being Earnest, il testo che era in scena a Londra all’inizio del doloroso percorso giudiziario che porterà Wilde alla rovina, ad Atti osceni che questo percorso lo racconta, ci è sembrato importante per più ragioni: dare conto dell’arte wildiana della satira, della sua luminosa leggerezza in contrasto con l’ottusa grevità del linguaggio dei suoi accusatori, rendere tangibile questo divario e in questo corto circuito evidenziare la portata tragica della sua vertiginosa caduta. Questa “commedia frivola per gente seria”, col suo titolo che sfida i traduttori – che ci hanno provato con Ernesto, Franco, Onesto, Probo senza mai risultare convincenti – è l’esempio più bello di come Wilde, attraverso l’uso di un’ironia caustica e brillante, sveli la falsa coscienza di una società che mette il denaro e una rigidissima divisione in classi al centro della propria morale. Il rovesciamento paradossale del senso è l’espediente più usato dall’autore che ci appare così, a una prima lettura, come un precursore del teatro dell’assurdo, mentre in realtà è impegnato a “smontare” con sorridente ferocia i luoghi comuni su cui si fonda ogni solida società borghese.

“Quel che Dio ha diviso, l’uomo non cerchi di riunire”. “L’antico e tradizionale rispetto dei vecchi per i giovani è morto e sepolto”. “Sono convinta che il campo d’azione di un uomo debbano essere le mura domestiche. Ogni qualvolta un uomo comincia a trascurare i suoi doveri casalinghi diventa penosamente effeminato”… E via rovesciando frasi fatte a gambe all’aria e portando scompiglio nell’ordinato repertorio della saggezza popolare. Un’irriverenza che non è mai fine a se stessa, ma che indossa senza vergogna la maschera dell’umorismo e della farsa. E se si potrebbe venir tentati di leggere Earnest come una scrittura in codice che strizza l’occhio all’ambiente omosessuale dell’epoca e ai suoi sottintesi e sottotesti, molto presto ci si rende conto che, ben più genialmente, Wilde inventa un linguaggio inedito che pone le basi dell’umorismo queer, un umorismo che, attraverso l’epoca d’oro della commedia hollywoodiana, è arrivato fino a noi, anche attraverso popolari serie televisive, senza perdere in freschezza e causticità .

Restituire questa allegra cattiveria richiede secondo noi una mano registica leggera e complice. Il palcoscenico diventa così un foglio bianco su cui far risaltare i “colori” dei personaggi in un gioco che prende in prestito ai cartoon e all’immaginario pop la capacità di sintesi e di leggerezza e lascia campo libero ai funambolismi verbali, alle vertigini di una logica ribaltata che a volte  sembra ispirarsi al mondo alla rovescia del nostro amato Lewis Carroll».

Nello spettacolo di Bruni e Frongia Ida Marinelli veste i panni di Lady Bracknell, Giuseppe Lanino quelli di John Worthing e Riccardo Buffonini quelli di Algernon Moncrieff; Elena Russo è Gwendolen e Camilla Violante Scheller la giovanissima Cecily, Luca Toracca veste la tonaca del reverendo Chasuble, Cinzia Spanò è la governante Miss Prism e Nicola Stravalaci il maggiordomo e il cameriere.

Dal 21 novembre al 3 dicembre, sala Bausch
Ferdinando Bruni legge Il fantasma di Canterville

Completa il progetto Wilde la lettura scenica di Ferdinando Bruni del Fantasma di Canterville, che nelle due passate stagioni ha già deliziato il pubblico.

E il domenica 3 dicembre in sala Shakespeare il WILD(E) DAY, nel quale i tre spettacoli saranno proposti in un unico percorso, dalle 15:30  a mezzanotte (nell’intervallo tra le 19:00 e le 20.30 è possibile cenare al BistrotOlinda; si consiglia la prenotazione)

L’IMPORTANZA DI CHIAMARSI ERNESTO: dal 17 novembre al 10 dicembre, sala Shakespeare Martedì / sabato ore 20.30, domenica ore16.00 (domenica 3 dicembre, ore 15.30).

IL FANTASMA DI CANTERVILLE: dal 21 novembre al 3 dicembre, sala Bausch – Martedì / sabato ore 19.30, domenica 26 novembre ore 15.30, domenica 3 dicembre ore 18.00.

WILD(E) DAY – domenica 3 dicembre: ore 15.30 L’IMPORTANZA DI CHIAMARSI ERNESTO; ore 18 IL FANTASMA DI CANTERVILLE; ore 20.30 ATTI OSCENI.

Posto unico per tre spettacoli € 40,50, posto unico per due spettacoli € 33,00

Comments are closed.