Affiche dell'esposizione di Bill Viola a GrandPalais - Parigi dal 5 Marzo al 21 Luglio 2014
Affiche dell'esposizione di Bill Viola a GrandPalais - Parigi dal 5 Marzo al 21 Luglio 2014
Affiche dell’esposizione di Bill Viola a GrandPalais – Parigi dal 5 Marzo al 21 Luglio 2014

L’Opera di Bill Viola è presentata al Grand Palais di Parigi, allestita nelle Galeries Nationales dello storico edifico di inizio XX secolo, come sua prima retrospettiva in Francia, che secondo l’usuale “modestia” francese è la più importante mai dedicatagli.

L’Artista statunitense sin dagli esordi scelse il video quale media d’espressione prediletto: le sue prime opere risalgono agli anni ‘70, proseguendo in una ricerca artistica individuale lavorando e sperimentando l’Immagine, nella qualità e nella resa, raggiungendo l’apice della carriera nel corso degli anni ‘90 – concomitanza non casuale con l’introduzione della tecnologia digitale nei new media – invitato, già all’epoca, nei centri storicamente più rinnomati dell’arte contemporanea come Berlino, New York, Londra, Kassel (Documenta 9). Certamente, in quegli anni, Bill Viola non era ancora definito una star dalla critica (nella moltitudine di chiacchiere sull’arte sappiamo essere raramente referenza di qualità, ormai divenuta sempre più strumento portatore d’interesse personale, economico, favoristico), le sue Opere erano assaporate, nell’essenza di ciò che presentavano, da un pubblico specializzato interessato a quel dialogo, emergente nell’evoluta forma tecnologica, ma tradizionale nella relazione storica del cinema sperimentale, tra Arte e new media. L’Artista ha da sempre lasciato un tratto distintivo non indifferente nel panorama della video arte attraverso il suo raffinato, meticoloso, pittorico lavoro sull’immagine in movimento maturata nel tempo ed è negli anni 2000 che viene riconosciuto a livello internazionale, presentato al grande pubblico con esposizioni personali e retrospettive: una delle tante dedicategli che ricordiamo con piacere è Riflections, presentata nel 2012 a Villa Panza curata da Kira Perov. L’anno dell’evento italiano nota due anni di anticipo su quello parigino di Grand Palais, senza contare Visioni Interiori, solo exhibition del videomaker americano tenutasi al Palazzo delle Esposizioni di Roma nel 2008 con curatela firmata Kira Perov in collaborazione con Claudia Zevi & Partners e Bill Viola per Capodimonte del 2010 promossa dalla Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico, Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Napoli, segno di una certa ricerca artistica in Italia più attenta ed attiva di quella francese, portata avanti forse da rari brillanti addetti ai lavori che lascia trapelare un bagliore di speranza pulsante nel sottostrato della cultura istituzionalizzata.

Nel pregevole scenario della villa varesina di metà settecento, divenuta negli anni ‘50 del Novecento sede della collezione d’arte del celebre collezionista Giuseppe Panza di Biumo, le opere di Bill Viola emergono di luce propria dalla cupa atmosfera, stanziandosi luminose nello spazio intimo che le accoglie. Le installazioni si rivelano una dopo l’altra allo stesso pacato ritmo che plasma il tempo interno dei video, una o due opere in ciascuna stanza e niente più, le quali si appropriano del luogo che le ospita restituendosi all’osservatore nella loro purezza estetica, schermi a retropriezione posizionati ad altezza umana rendono le immagini iperrealistiche curate minuziosamente, quasichè surrealiste, ancora più impeccabili. Un allestimento studiato ad hoc per questa particolare architettura densa di cultura, ma ancor più degno di nota è la realizzazione eseguita con estrema accortezza in ogni dettaglio, creando un percorso espositivo continuo ed immersivo: “Le opere creano un viaggio di spiritualità e di energia dal quale il visitatore uscirà completamente trasformato.”, parole descrittive di Riflections che rendono in breve la sensazione cercata e voluta dall’Artista e così trasmessa ai visitatori.

Si colse in quell’occasione un’attitudine volta al dialogo tra opere d’arte, luogo espositivo ed osservatore, andando così a generare un naturale scambio empatico dischiuso in un raffronto del sensibile: elementi che non ritroviamo assolutamente nella retrospettiva Bill Viola, non solo assenti ma probabilmente non tenuti in considerazione data la priorità mediatica cercata dalla direzione del Grand Palais e dal sistema che la governa. “Belle” e “pompose” frasi di presentazione quali “La rétrospective la plus importante jamais consacrée à Bill Viola”, “Un événement qui retrace le processus de création d’un medium” – intendendo la video arte – e ancora “Pionnier de l’art vidéo” – riferito all’Artista in mostra – riposte all’interno di un’anonima brochure cheap, somiglianti a quei titoli dei quotidiani in prima pagina urlati a squarcia gola dai garzoni per le strade parigine di inizio Novecento, suggeriscono presunzione e mostrano una scarsa conoscenza non solo del panorama artistico contemporaneo ma ancor più della storia dell’arte: le sperimentazioni d’avanguardia di Anton Giulio Bragaglia, Marcel Duchamp, Luis Buñuel, Robert Wiene, Sergei Eisenstein ed il cinema sperimentale di Maya Deren, James Stanley Brakhage, Jonas Mekas, Kenneth Anger sembrano essere svaniti nel nulla, offuscati dal polverone della commercializzazione culturale. Buffo tutto ciò, soprattutto sapendo quale referenza rilevante sono stati alcuni degli artisti poc’anzi citati per la ricerca creativa del Videasta statunitense.

L’Opera di Bill Viola non esige spiegazioni, necessita solo di un luogo che l’accolga, nel quale la propria bellezza estetica possa essere vissuta e goduta a pieno. Video installazioni intrise di dettagli che solo nello scorrere delle immagini si rivelano, frame dopo frame i performer protagonisti compiono semplici e precise azioni, registicamente coordinate, mostrando la natura umana dell’Uomo: cambiamenti dello stato dei corpi sospesi in un moderato e progressivo mutarsi interagiscono con elementi naturali, acqua e fuoco sempre presenti, segno della relazione Uomo-Natura, generano echi di vibranti riverberi invadendo la totalità dell’immagine, un fluido crescendo nel quale i soggetti raffigurati si deformano come magma compenetrandosi l’un l’altro, quasi si ritornasse alle origini della vita stessa, immersi in un simbolico liquido amniotico astratto. Luci, cromie e prospettive tipicamente manieriste di derivazione rinascimentale costituiscono lo scenario minimale surrealista dei video, scelte sicuramente per affinità estetiche, alle quali però è sotteso un rapporto più profondo: l’elemento prospettico nel Rinascimento simboleggia la consapevolezza dell’Uomo del suo essere nel mondo non più sottomesso a Dio come in epoca medievale, divenendo individuo cosciente di sé, del mondo nel quale vive e della natura che lo costituisce; dunque non una semplice citazione ma un legame più intenso che riflette i valori racchiusi nella ricerca dall’Artista. Un richiamo continuo alla vita, ai respiri che la generano, in costante borderline tra terreno ed ultraterreno, umano e divino sempre presenti convivono, si rivelano, si fondono, si scontrano, restando sospesi tra desiderio irreale e concretezza reale come una velata, perenne, assidua ricerca dell’immortalità, cosciente che potrà essere e non essere solo in questo universo .
Solo dopo aver osservato la sottile e dilatata evoluzione cinematografica, istante per istante, immersi in un’atmosfera intima, come in un tempio raccolti in meditazione, si potranno cogliere ed assaporare i dati immediati di video installazioni come The Reflecting Pool, (1979), The Passing (1991), The Greeting (1995), Ascension (2000), Passage Night (2005), Thee Woman (2008), Man Searching for Immortality/Woman searching for Eternity (2013).

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Grand Palais dimentica completamente l’essenza dell’Opera di Bill Viola, pare che una volta accaparatosi il nome e firmato l’accordo con l’Artista abbiano esclamato: “et violà, les jeux sont fait!“, ed in seguito agito con sufficienza, impreparazione e dilettantismo nell’allestimento e nei dettagli espositivi: in una mostra di video arte non può (non deve!) accadere che un video proiettore non funzioni, privando così all’osservatore di godere della totalità di un’opera perchè uno dei cinque video non è visibile a causa del mal funzionamento degli strumenti museali, o che una scritta “Please, replace the lamp” verde acido fosforescente resti fissa in sovrimpressione sullo scorrere delle immagini proiettate, oppure che l’ingresso della mostra sia adiacente alla prima stanza espositiva disturbando con vociare gli osservatori o ancora che tre video siano riposti in una sola stanza, troppo piccola e per di più di passaggio, ove è quasi impossibile ammirarli se non collocandosi in una postazione strategica, come un falco in ricerca di un posto di vedetta…
Un’esposizione che sconforta. Un brand dovrebbe essere sinonimo di qualità, ma sembra che ultimamente si stia perdendo di vista tale valore in ambito artistico a discapito del valore dell’Arte e a riguardo una riflessione sorge spontanea: istituzioni, musei e fondazioni seguono ormai i giochi del mercato dell’arte, allontanandosi dal loro ruolo originale, ma se gli Artisti si astenessero a prendere parte a tale gioco e decidessero di dilettarsi con giocattoli indipendenti e alternativi?
Sta a loro mettere le carte in tavola. Scegliere di scendere a compromessi o perseverare nei proprio principi? Non semplice… o forse sì: Arte di quantità, Arte di qualità.
A ciascuno la propria scelta!

Bill Viola
dal 05 Marzo 2014 al 21 Luglio 2014
GRAND PALAIS, GALERIES NATIONALES
3, avenue du Général Eisenhower
75008 Paris