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Ammore e malavita

Foto: Frame, Gianpaolo Morelli - Ammore e malavita, Fratelli Bros

Foto: Frame, Gianpaolo Morelli © Ammore e malavita, Fratelli Bros

Il boss camorrista Vincenzo Strozzalone, dopo aver subito un attentato, su suggerimento della moglie, decide di lasciare il suo impero criminale alle Tigri, le sue fidate guardie del corpo. Ma il destino, sotto forma di un’infermiera che ha scoperto casualmente la finta morte del camorrista, dà il là a una vicenda tutt’altro che prevedibile che vedrà la separazione di questo binomio, sino all’epilogo vagamente western.

Dopo il successo di “Song ‘e Napule”, e la fortunata serie televisiva “L’ispettore Coliandro” (dai romanzi di Carlo Lucarelli, ndr), i Manetti Bros ci riprovano, riuscendo, con questo autentico gioiello della cinematografia nazionale. Ammore e malavita è un racconto tra la tragedia e il musicarello, tra il partenopeo casco d’oro, al secolo Nino d’Angelo, e il John Landis de “The Blues Brothers”, che travalica i generi e i cliché. Al suo interno, grazie a un script ineccepibile, e il lavoro di un cast decisamente azzeccato (Morelli è il loro attore feticcio, seguito da Serena Rossi) frammenti degli 007 degli anni d’oro, del poliziottesco italico anni ’70, fino a qualche eco prodigamente shakespeariano, con la moglie del boss nelle vesti di una temibile lady Macbeth, per un pastiche che diverte per tutta la sua durata (di 133’, che non è poco!).

Sorprendentemente lineare senza essere prevedibile, con un elemento musicale che riesce a fornire un valore aggiunto, senza appesantire, inserito sempre con coerenza garantendo una presenza durante tutta la narrazione, con maggiore coerenza, per esempio, del sopravvalutato “La La Land”.
Cinema che ha la sostanza del cinema, e che piace a chi ama questa forma di spettacolo.

Ammore e malavita dei Manetti Bros, Musical, 134’, Italia, 2017
Con Gianpaolo Morelli, Serena Rossi, Claudia Gerini, Carlo Buccirosso

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